Puo' la paura fare rima con il cibo ?

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Nel libro "Le vie della paura" ,scritto da vari autori del Gruppo Antropologico Cremasco ,propongo un breve saggio di riflessioni che vuole dare dei piccoli spunti nell' universo e nello spirito del cibo: domande che nascondono altri perche' .

Forse non abbiamo mai pensato al cibo in relazione alla paura eppure la nostra psiche diventa protagonista anche nel piatto che abbiamo di fronte quotidianamente .Il cibo e' legato in modo indissolubile a cio' che sentiamo ,a cio' che proviamo e quindi anche alle nostre paure ,ai nostri dubbi ,ai piccoli gesti che ciascuno di noi compie .Dietro ogni singolo piatto e ogni singola scelta esiste la natura con le sue meraviglie ,esistono le nostre rielaborazioni, esistono le tradizioni culinarie tramandate e radicate nella nostra storia locale ,esistono i legami con i modelli agricoli e alimentari e con le conoscenze scientifiche ma esiste soprattutto la complessita' della persona con tutte le sue sensazioni perche' e' il gusto poi ad avvolgere tutti i nostri sensi.

E allora ..."De gustibus non disputandum est" :un must sempre piu' vero ,sempre piu' attuale perche' coinvolge in modo profondo una serie di fattori ambientali ,familiari e culturali .Il gusto si crea e si evolve attraverso continui stimoli che "governano " i nostri comportamenti .E' quella misteriosa componente dell' animo umano che ,durante la nostra esistenza, si rinnova ,si abbellisce o si imbruttisce con l' esperienza.E noi ci avvicendiamo a scoprire e reinventare le qualita' di questi simboli che diventano atteggiamenti di curiosita' e di sperimentazione verso il "pianeta cibo ".E allora ...perche' parlare di paura ?Forse le scarse informazioni e le paure derivano spesso dalla nostra passivita' e dal nostro "non ascolto "della Natura .Come possiamo superare le nostre paure ?Sono partita dall' analisi dell' equazione cibo-persona :"siamo quello che mangiamo" e "mangiamo quello che siamo ".Eh gia'...frase gia' sentita e risentita parecchie volte :siamo quello che mangiamo ma sappiamo cosa mangiamo veramente?

E come districarsi tra la cucina salutistica, la cucina vegetariana e vegana ,gli antipodi delle due filosofie dello slow food e del fast food fino ad arrivare all'attualita' sconvolgente del "all you can eat ".Che scegliere tra i comportamenti virtuosi delle pareti domestiche ,il ritorno della sana cucina di una volta ,la cucina proustiana un po' sognante ,un ritrovato elogio della "terra delle delizie" e ,dall' altra parte ,le sofisticazioni e le scelte di mercato .Vi lascio leggere con calma il saggio che si domanda se stiamo diventando forse dei "gourmet anoressici "e in cui ho centrato l' interesse sulla nostra forza intrinseca :affinare il gusto di poter e saper scegliere perche' poi in fondo " Mangiare e' potere".Vi lascio ,alla fine ,degli input interessanti sugli alter ego piu' naturali della paura :scelta ,colore e soprattutto liberta' di scelta ,il famoso libero arbitrio anche sul piatto .La scommessa e' quella di trovare un equilibrio ,un modus in rebus ,che sappia ascoltare la profondita' della terra .Solo la terra ha la capacita' di evocare e di narrare ,far affiorare tutte le nostre sensazioni ,far rivivere le nostre emozioni ,ricordare l' antico e provare ad immaginare un futuro disegnato da una "cultura della natura ".


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